La cerimonia

Matrimonio ebraico: un rito affascinante ricco di usanze e simbologia

Di Mariarosaria Masella, il 16/04/19
Mariarosaria Masella
Matrimonio ebraico: un rito affascinante ricco di usanze e simbologia
Nunzio Bruno Fotografo
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I riti di matrimonio sono vari, ognuno unico nel suo genere e affascinante. In questo articolo ci occupiamo del matrimonio ebraico, presentando le sue caratteristiche principali. Buona lettura!

Il rito ebraico del matrimonio ha un fascino indiscutibile: è ricco di simbologia, la sua funzione coinvolgente e ricca di usanze, tra cui rituali, nenie e litanie dal sapore mediorientale e frasi di matrimonio ben precise che gli sposi e tutti gli invitati devono conoscere. L'abito della sposa è rigorosamente bianco, lo sposo può indossare un kittel o un tallìt. Ma in cosa consiste il matrimonio celebrato fra gli appartenenti alla Comunità Ebraica? Qual è la procedura di tale rito religioso? Oggi cercheremo di fare un po’ di chiarezza.

Requisiti per la procedura matrimoniale

In primis è necessario fare luce su alcuni fattori determinanti: la religione ebraica non prevede il matrimonio di due persone che non professino entrambe lo stesso credo, è vietato da diritto ebraico e non ha validità, anche se può capitare che alcuni rabbini lo celebrino ugualmente. A differenza dei matrimoni cattolici, nel rito ebraico, nel caso in cui uno dei due non sia ebreo dovrà prima convertirsi e poi potrà finalmente celebrare il matrimonio; questo per far sì che l’impegno degli ebrei nei confronti della fede dei loro padri non si interrompa.

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Il matrimonio ebraico, inoltre, non deve essere celebrato durante lo Shabbat, cioè dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato, né durante le festività religiose, la Pasqua ebraica o le ultime tre settimane dell'estate.

Una volta fissata la data delle nozze e fatte le pubblicazioni, che non andranno affisse né di Sabato, né in altri giorni di festa ebraica, gli sposi consegneranno all’Ufficio Rabbinico dei documenti specifici per redigere la Ketubà, il contratto matrimoniale, che verrà benedetto e firmato durante il rito vero e proprio del matrimonio.

Dopodiché la sposa potrà prendere accordi per effettuare il bagno rituale, la Tevilà, che si terrà nel Mikvè, una vasca contenente acqua di fonte o acqua piovana, simbolo di rinascita in una nuova vita, quella matrimoniale.

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La cerimonia 

Il giorno delle nozze gli sposi si recheranno nella Sinagoga o nel luogo della cerimonia concordato con l'ufficio Rabbinico, da qui avrà inizio il corteo nuziale che terminerà all'arrivo in una sala dove ci sarà la chuppah o huppáh. Come vi abbiamo precedentemente anticipato la sposa indosserà un abito bianco, lo sposo potrà indossare un kittel bianco o aggiungere al suo abito da cerimonia da uomo un tallìt
L'officiante è un rabbino e la cerimonia si svolgerà al di sotto della chuppah o huppàh, un baldacchino costituito da un telo e da quattro pali, il telo può essere bianco o rosso con bordature in oro e adornato anche con qualche elemento del bouquet di fiori della sposa.

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Il baldacchino simboleggia la futura abitazione dei due sposi. I primi ad arrivare sotto la huppàh sono il rabbino, lo sposo, i parenti di sesso maschile e, alla fine, la sposa. Chi alla sinagoga preferisce celebrare il matrimonio all'aria aperta potrà farlo senza alcun problema, può essere celebrato anche all'aria aperta.

Il rabbino benedice un calice di vino e pronunciando un sermone fa sì che gli sposi bevano da quello stesso calice. Non è uso ebraico lo scambio degli anelli, ma, prima della lettura della Ketubà, lo sposo consegnerà al Rabbino celebrante l’anello che intende dare alla sposa da lui stesso acquistato. Un anello semplice in oro giallo, caratteristiche della bellezza di un matrimonio equilibrato, che simboleggia il legame d'amore eterno che unisce la coppia e la protezione che la sposa riceverà dal marito. 

Dopo lo scambio degli anelli, il Rabbino legge il Ketubà, nel quale si spiegano i diritti e i doveri della coppia e soprattutto gli obblighi del marito verso la moglie. Quest'ultima conserverà questo documento firmato dal marito e da due testimoni che non devono avere nessun legame di parentela con la coppia. 

Infine, il rabbino recita, su un secondo calice, le sette benedizioni che proteggeranno il matrimonio. Gli sposi bevono dal calice che poi viene poggiato a terra dallo sposo e infranto pestandolo. Questo gesto ricorda che nessuna cerimonia può considerarsi completamente lieta dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’allontanamento dalla terra Santa del popolo ebraico.

Il ricevimento e a benedizione del Challah

Al termine della cerimonia, la coppia rimane da sola per il rito noto come Yihud (unione), che consiste nel consumare insieme un tipico consommè in una stanza privata. Quando gli sposi saranno pronti, inizierà il ricevimento. Il via è dato dalla benedizione della Challah, il tradizionale pane intrecciato, simboleggiante l’unione delle famiglie.

A questo punto agli sposi non resterà che festeggiare il loro giorno più bello e importante della loro vita con parenti ed amici, fra buon cibo e danze tradizionali, tra cui anche la Hora, in cui vengono issati a tempo di musica su delle sedie mentre reggono i lembi dello stesso fazzoletto.

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Non vi è nulla di più commovente ed emozionante che una cerimonia nuziale ricca di valore spirituale e sentimento: una cerimonia di nozze secondo il rito ebraico riporta infatti sempre l’emozione di un retaggio antico, dall’eredità spirituale molto ricca e profonda. In Italia vengono celebrati regolarmente in quanto l'ebraismo è una delle religioni che ha conseguito intese con lo Stato italiano per garantire il riconoscimento di effetti civili per questo tipo di cerimonie, ma perché questo possa realizzarsi  è necessario che il matrimonio ebraico venga celebrato da un cittadino italiano la cui qualifica sia certificata dall'Unione delle Comunità ebraiche Italiane. 

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Commenti (1)

Giusy
Giusy Il 16/10/2017 alle 11:59

Interessante come cerimonia. Come tutte le cerimonie religiose (di tutte le religioni) un pò misogina....

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